Sulla dipendenza dal fumo



1) Il fumo di tabacco è veramente così dannoso come si dice?

2) Qual è negli anni recenti l’andamento dell’abitudine al fumo nella popolazione?

3) Quali sono i metodi di dissuasione dal fumo?

4) Per gli adolescenti e i giovani è più facile o difficile smettere di fumare?

5) Se uno è motivato a smettere di fumare ha più probabilità di riuscire nell’intento?

6) Cosa dicono gli ex-fumatori?

7) Quali sono i benefici che posso ottenere nel tempo se smetto di fumare?



Sulla ionoforesi trans-cranica (tDCS)



A) La ionoforesi trans-cranica (tDCS) provoca sintomi e/o sensazioni spiacevoli?

B) La ionoforesi trans-cranica (tDCS) può essere utile nell’invecchiamento cerebrale fisiologico (“aging brain”: cervello che invecchia)?

C) La ionoforesi trans-cranica (tDCS), specie se praticata a lungo, può provocare danni cerebrali?

D) Per quali indicazioni terapeutiche particolari è stata proposta la tDCS?

E) La ionoforesi trans-cranica (tDCS) ha un ruolo nella terapia delle dipendenze (fumo, cibo, alcool, oppiacei, ecc..)?

F) Vi sono condizioni particolari che consigliano cautela nella effettuazione della ionoforesi trans-cranica (tDCS)?


1) Il fumo di tabacco è veramente così dannoso come si dice?

Il fumo di tabacco comporta principalmente un maggior rischio relativo di malattie respiratorie (enfisema polmonare con vari gradi di insufficienza respiratoria, bronchiti croniche recidivanti, cuore polmonare cronico), cardiovascolari (infarto miocardio, arteriopatie obliteranti, ictus cerebrali, ecc.) e neoplastiche (tumori al polmone, orofaringe, laringe, esofago, stomaco, pancreas, reni, vescica, utero, cervice uterina, mammella, ecc..). Considerando le varie patologie, il fumo rappresenta la causa di circa il 60% delle malattie polmonari, del 50% dei tumori e del 30% delle malattie cardiovascolari. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il fumo ha causato nel 1999 circa 1,9 milioni di ricoveri ospedalieri con un costo per la Sanità pubblica di circa 5 miliardi di Euro, pari all’8,3% della spesa sanitaria pubblica dello stesso anno e allo 0,4% del PIL dello stesso anno. I danni da fumo comportano un alto costo sociale correlato alla morbilità e alla mortalità ed anche alla conseguente perdita di giornate lavorative per le malattie conseguenti già ricordate.


2) Qual è negli anni recenti l’andamento dell’abitudine al fumo nella popolazione?

Secondo l’OMS i fumatori nel mondo sono un miliardo e cento milioni: trecento milioni nei Paesi industrializzati e 800 in quelli invia di sviluppo. Ogni anno muoiono quattro milioni di persone nel mondo per le malattie dovute al consumo di tabacco e nel 2030 si prevedono oltre 10 milioni di morti all’anno. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità ogni anno il fumo di tabacco causa oltre 80.000 morti in Italia e almeno ¼ di questi riguarda persone tra i 35 e i 65 anni di età. Ventisei italiani su cento sono fumatori, più uomini (31%) che donne (22%). La prevalenza maggiore di fumatori si riscontra nella fascia di età tra i 25 e 44 anni. Fumano in media 15-24 sigarette al giorno. Preoccupano in particolare le tendenze che riguardano i giovani e le donne: dal 1990 al 1999 i fumatori maschi di 14-16 anni sono aumentati del 33%, le femmine addirittura del 70% circa. Inoltre preoccupante è l’aumento esponenziale dei fumatori nei Paesi emergenti, come Cina ed India, e nei Paesi arretrati o in via si sviluppo.


3) Quali sono i metodi di dissuasione dal fumo?

In letteratura medica sono riportate numerose linee guida per aiutare le persone a smettere di fumare (Thorax 53, Suppl 5/1 e 5/2; JAMA 1998;279: 604-608). Le strategie per smettere di fumare si basano sulla modificazione del comportamento e sul trattamento farmacologico della dipendenza fisica da nicotina. Di solito perdere l’abitudine di fumare è più difficile che perdere la dipendenza dalla nicotina: dopo la completa cessazione del fumo i sintomi fisici di astinenza dalla nicotina sono più intensi entro le prime due settimane ma successivamente contribuiscono in misura minore al persistere del desiderio di fumare rispetto alla sollecitazione psicologica e ai fattori sociali ed ambientali favorenti l’abitudine al fumo. Il grado di dipendenza può essere valutato mediante il questionario di Fagerstrom del 1989.


4) Per gli adolescenti e i giovani è più facile o difficile smettere di fumare?

Smettere di fumare per un adolescente risulta più difficile che per un adulto. La percentuale di successo tra i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 19 anni è bassa e si attesta attorno al 4% annuo in relazione ad interventi specifici della durata di 4 anni. Da studi epidemiologici americani è emerso che la riduzione del numero delle sigarette fumate è la strategia più diffusa (88%). Altre tecniche seguite sono: 1) il non comprare le sigarette (56%), attività fisica (51%), cercare di smettere con un amico (47,5%), avvisare altre persone della propria intenzione di smettere di fumare (44,5%) e il passare a sigarette più leggere (36%). Gli approcci di sostegno, motivazione e consulenza psicologica, per lo più ad indirizzo cognitivo-comportamentale, sembrano essere gli approcci maggiormente raccomandabili, dato che in età giovanile sembrano molto importanti tematiche socio-psicologiche. In media si smette 4-5 volte prima di smettere del tutto: ma è da capire che ogni tentativo è un passo fatto nella direzione verso la vincita contro il fumo. Per rafforzare la propria motivazione è utile continuare ad informarsi dei danni del fumo e sui vantaggi dello smettere di fumare: di solito è meglio smettere di colpo.


5) Se uno è motivato a smettere di fumare ha più probabilità di riuscire nell’intento?

Vi è un questionario motivazionale o test di Mondor che permette di valutare le probabilità di successo.


6) Cosa dicono gli ex-fumatori?

  • Sono molto fiero di avere smesso. Per 18 anni ho creduto che fosse impossibile!
  • Ho acquistato fiducia in me stesso e nelle mie capacità di cambiare abitudini.
  • Ho perso il senso di colpa che provavo verso me stesso.
  • Quando mi sveglio mi sento a mio agio, senza mal di gola, o altro.
  • Economizzo 50-100 Euro alla settimana!
  • Questo fatto mi valorizza agli occhi di chi mi sta vicino.
  • Ho ripreso il senso del gusto: e i cibi sono migliori e più gustosi!
  • Ho ripreso il senso dell’olfatto: risento i profumi come li sentivo prima di fumare!
  • Col passare delle settimane la mia condizione fisica migliora: ora posso camminare.
  • Ho ripreso la profondità del mio respiro, specie sotto sforzo.
  • Finalmente posso fare una lunga partita tennis e non ho più il fiato corto!
  • Finalmente posso giocare con i miei figli e i miei nipotini.


7) Quali sono i benefici che posso ottenere nel tempo se smetto di fumare?

  • 8 ore: l’ossigenazione del sangue ridiventa normale
  • 24 ore: il monossido di carbonio (CO) viene eliminato dal corpo
  • 48 ore: la nicotina viene eliminata sensibilmente dal sangue
  • 1 settimana: il senso del gusto e dell’odorato migliorano
  • 3-9 mesi: la respirazione migliora (meno tosse e più benessere respiratorio)
  • 1 anno: l’aumentato rischio di malattie cardiovascolari si riduce della metà
  • 10 anni: l’aumentato rischio di cancro al polmone è ridotto a metà
  • 15 anni: il rischio di infarto miocardico ridiventa uguale a quello dei non-fumatori


A) La ionoforesi trans-cranica (tDCS) provoca sintomi e/o sensazioni spiacevoli?

Sebbene la ionoforesi trans-cranica sia una metodica indolore, all’inizio della applicazione può indurre, sulla cute dove sono applicati gli elettrodi, un pizzicore di breve durata e sensazioni di bruciore, che scompaiono in pochi secondi (20”-30”)(1).

Questo fatto è stato utilizzato per sviluppare protocolli di finta stimolazione (sham/placebo), per cui i soggetti dopo 30” di applicazione della tDCS non possono distinguere tra reale o finta ionoforesi trans-cranica, con la possibilità di condurre indagini scientifiche in doppio cieco (sia l’investigatore sia il paziente) (2, 3).

In una ricerca sistematica su 209 studi condotti con questa metodica sono risultati segnalati pizzicore cutaneo nel 40% dei casi, tintinnio nel 20%, cefalea nel 15%, sensazione di bruciore nel 10%: tutti questi disturbi, specie quelli cutanei, scompaiono rapidamente(4).


1)    Nitsche MA et al:
Brain Stimul 2008; 1: 206-223.

2)    Kummel FC, Cohen LG:
Curr Opin Neurol 2005; 18: 667-674.

3)    Gandiga PC et al:
Clin Neurophysiol 2006; 117: 845-850.

4)    Brunoni AR et al:
Int J Neuropsychopharmacol 2011; 15: 1-13.


B) La ionoforesi trans-cranica (tDCS) può essere utile nell’invecchiamento cerebrale fisiologico (“aging brain”: cervello che invecchia)?

Nell’invecchiamento fisiologico del cervello si verificano variazioni complesse strutturali e biochimiche che comprendono modificazioni della morfologia dendritica, della connettività sinaptica e plasticità neuronale (1), della regolazione della distribuzione del calcio-ione (2), della espressione genica (3) e un calo della disponibilità dei neurotrasmettitori (4).

Decrementi delle attività colinergica e dopaminergica sono particolarmente pronunciati, con compromissione dei processi motori, della attenzione, della memoria (5, 6).

Inoltre estesi studi riportano che la funzione del sistema dopaminergico declina gradualmente mano a mano che ci si invecchia per la degenerazione dei neuroni e dei recettori dopaminergici (7): ed è interessante sottolineare che gli effetti favorevoli della tDCS siano riferiti, in tali condizioni, alla modulazione del sistema dopaminergico da un lato (8) e del sistema colinergico dall’altro, per i disturbi mnesici (9).

Cali età-dipendente della integrità della sostanza bianca risultano processi comuni dell’”aging brain” (10,11) ed essi sono diffusi specie nelle regioni cerebrali anteriori rispetto alle posteriori (gradiente anteriore/posteriore), manifestandosi prima e più intensamente nel lobo frontale(12).

Occorre infine ricordare l’azione del BDNF (brain derived neurotrophic factor), neurotrofina stimolante la sinaptogenesi e la plasticità sinaptica(13), che sarebbe stimolata dalla tDCS.

In conclusione quindi la tDCS, specie con applicazioni appropriate per frequenza e durata, si sarebbe dimostrata di grande utilità nella profilassi e nella terapia dell’”aging brain” (invecchiamento cerebrale fisiologico) attraverso una molteplicità di stimoli dei meccanismi fisiologici che sono alla base della attività cerebrale motoria, somato-sensoriale, visuale e cognitiva.


1)    Anderson B, Rutledge V:
Brain 1996; 119: 1983-1990.

2)    Toescu EC et al:
Trends Neurosci 2004; 27: 614-620.

3)    Burke SN, Barnes CA:
Nat Rev Neurosci 2006; 7: 30-40.

4)    Roth GS, Joseph JA:
Ann NY Acad Sci 1994; 719: 129-135.

5)    Volkow ND et al:
Ann Neurol 1998; 44: 143-147.

6)    Yarkoni T et al:
PLoS ONE 2009; 4: e4257- 4274.

7)    Zaman V et al:
Eur J Neurosci 2008; 28: 1557-1568.

8)    Nitsche MA et al:
Eur J Neurosci 2006; 23: 1651-1657.

9)    Ferrucci R. et al:
Neurology 2008; 71: 493-498.

10)    Resnick SM et al:
J Neurosci 2003; 23: 3295-3301.

11)    Stadlbauer A et al:
Radiology 2008; 247: 179-188.

12)    Bennett IJ et al:
Hum Brain Mapp 2010; 31: 378-390.

13)    Fritsch B et al:
Neuron 2010; 66: 198-204.


C) La ionoforesi trans-cranica (tDCS), specie se praticata a lungo, può provocare danni cerebrali?

Studi approfonditi sono stati dedicati a questo aspetto (1).

La conclusione è che se si seguono rigidamente i protocolli stabiliti (applicazione per 20’ su elettrodi correttamente preparati e posizionati, con intensità di corrente massima fino a 2 mA) la metodica è sicura perché largamente al di sotto della soglia di sicurezza.

La densità di corrente erogata da non superare, per evitare danni cerebrali, è di 25 mA/cm2 di tessuto nervoso cerebrale (2), mentre in genere nella tDCS si arriva ad una intensità massima di 2 mA su aree cutanee (su cui si pongono gli elettrodi) di circa 40 cm2.

Tenendo conto che nella ionoforesi trans-cranica (tDCS), della corrente applicata almeno la metà non raggiunge il tessuto cerebrale (disperdendosi negli altri tessuti su cui sono posti gli elettrodi), la densità di carica effettiva sul tessuto cerebrale sottostante, si riduce molto arrivando ad 1/40 di mA/cm2: quindi di circa 1000 volte inferiore a quel valore soglia di densità di corrente di 25mA/cm2, prima ricordato.

Seguendo i protocolli di applicazione codificati sono risultati assenti danni cerebrali rilevabili con esami laboratoristici (come aumenti della NSE - neurone specific enolase level - nel siero) (3,4,5) o tramite modificazioni patologiche all’EEG e alla MRI cerebrale (1).


1)    Nitsche MA et al:
Suppl Clin Neurophysiol 2003; 56: 255-276.

2)    McCreery DB et al:
IEEE Trans Biomed Eng1990; 37: 996-1001.

3)    Nitsche MA, Paulus W:
Neurology 2001; 57: 1899-1901.

4)    Nitsche MA et al:
Clin Neurophysiol 2003; 114: 600-604.

5)    Steinhoff BJ et al:
Epilepsy Res 1999; 35: 75-82.


D) Per quali indicazioni terapeutiche particolari è stata proposta la tDCS?

La tDCS è stata proposta come possibilità terapeutica in varie condizioni patologiche cerebrali.

Nel tinnitus, rumore ritmico endocranico fastidioso, come fantasma acustico percepito in assenza di stimoli uditivi, sintomo frequente e spesso severamente disabilitante, con reports favorevoli della tDCS sull’area temporo-parietale (Plewnia 1), è stato condotto uno studio aperto su 478 pazienti affetti da questo disturbo.

Nessun risultato tinnitus-soppressivo è stato ottenuto con tDCS con anodo a sinistra e catodo a destra, mentre con anodo a destra e catodo a sinistra (valutazione con scala analogica visuale su intensità del tinnitus e disagio dello stesso) si è ottenuto un risultato favorevole nel 29,9% dei p.(Vanneste e coll. 2): su tale base gli AA ipotizzano un interessamento della corteccia prefrontale nella patofisiologia del tinnitus.

Ovviamente sono necessarie ulteriori indagini cliniche al riguardo.

La tDCS è stata proposta in varie condizioni patologiche:

- nella terapia della emicrania con o senza aura (Antal e coll. 3), con risultati favorevoli;

- nella terapia della ipertensione arteriosa umana, tramite variazioni dell’attività simpatica (Cogiamanian e coll. 4);

- nella terapia dell’anoressia (iperattività delle regioni frontali dell’emisfero destro, con sbilanciamento inter-emisferico)(Hecht 5);

- nel dolore cronico, sia centrale (da lesione traumatica del midollo spinale: riduzione del dolore almeno del 50%: Fregni e coll. 6), sia periferico (fibromialgia: riduzione del 30%: Zaghi e coll. 7, Fregni e coll. 8, Allyson e coll. 9).


1)    Plewnia C:
CNS Neurosci Ther 2010 Jul 8.

2)    Vanneste S et al:
Exp Brain Res 2010; 202: 779-785.

3)    Antal A et al:
Cereb Cortex 2008; 18: 2701-2705.

4)    Cogiamanian F et al:
Med Hypotheses 2010; 74: 332-336.

5)    Hecht D:
Med Hypotheses 2010; 74: 1044-1047.

6)    Fregni F et al:
Pain 2006; 122: 197-209.

7)    Zaghi S et al:
J Pain Manag 2009; 2: 339-352.

8)    Fregni F et al:
Arthritis Rheum 2006; 54: 3988-3998.

9)    Allyson CR et al:
Curr Pain Headache Rep 2009; 13: 12-17.


E) La ionoforesi trans-cranica (tDCS) ha un ruolo nella terapia delle dipendenze (fumo, cibo, alcool, oppiacei, ecc..)?

Il craving del fumo o del cibo o dell’alcool o di altra sostanza o stimolo che provochi dipendenza (ad es. cocaina, ecc.) è un potente desiderio di fumare, mangiare, di bere alcool ecc., provocato dalla privazione di queste abitudini o da esposizione a stimoli o situazioni(“cues”) ad esse associate (1).

Il craving è un importante fattore di ricaduta in queste abitudini e dipendenze, in pazienti che avevano provato a smettere (2).

La corteccia prefrontale dorso-laterale(DLPFC) è coinvolta in maniera critica nei processi del craving del fumo (3), di cocaina (4), alcool (5) e oppiodi.

La stimolazione anodica di questa area con tDCS provoca rilascio locale di dopamina (azione gratificante) ed è efficace nel ridurre il craving ricordato, con modulazione sicura, potente ed indolore dell’attività di questa area (Fregni e coll. 6), oltre alla correzione di uno sbilanciamento delle funzioni della DLPFC destra/sinistra, eventualmente presente in tali casi.

Indipendentemente dai meccanismi d’azione, resta ben accertato che la tDCS della DLPFC rappresenta un metodo efficace di riduzione del craving del fumo (3), del cibo (7, 8),dell’alcool (9) e che può avere un ruolo non secondario nella terapia di queste dipendenze.


1)    Shiffman S et al:
Health Psychol 1996; 15: 455-461.

2)    Baker TB et al:
Annu Rev Psychol 2004; 55: 463-491.

3)    McBride D et al:
Neuropsychopharmacology 2006; 31: 2728-2738.

4)    Garavan H et al:
Am J Psychiatry 2000; 157: 1789-1798.

5)    Tapert SF et al:
Arch Gen Psychiatry2003; 60: 727-735.

6)    Fregni F et al:
J Clin Psychiatry 2008; 69: 32-40.

7)    Fecteau S et al:
J Neurosci 2007; 27: 6212-6218.

8)    Fregni F et al:
Appetite 2008; 10: 1016-1024.

9)    Boggio P et al:
Drug Alcohol Depend 2008; 92:55-60.


F) Vi sono condizioni particolari che consigliano cautela nella effettuazione della ionoforesi trans-cranica (tDCS)?

E’ opportuno soprassedere alla ionoforesi trans-cranica in tutti i portatori di protesi metalliche endocraniche (e di device metallici endocranici), dove essa è da evitare.

Per quelli extracranici (ad esempio stent metallici carotidei), essendo questi al di fuori del circuito elettrico che si instaura tra gli elettrodi (anodo e catodo, in genere posti in zona dorso-laterale prefrontale destra e sinistra), non esistono elementi ostativi alla effettuazione della ionoforesi trans-cranica (tDCS). Analoghe considerazioni valgono per protesi metalliche extracraniche, mascellari e/o mandibolari in campo odontoiatrico, per quelle a livello cardiaco (PM, stent metallici coronarici medicati e non), per quelle a livello di torace, addome, arti.


1)    Shiffman S et al:
Health Psychol 1996; 15: 455-461.

2)    Baker TB et al:
Annu Rev Psychol 2004; 55: 463-491.

3)    McBride D et al:
Neuropsychopharmacology 2006; 31: 2728-2738.

4)    Garavan H et al:
Am J Psychiatry 2000; 157: 1789-1798.

5)    Tapert SF et al:
Arch Gen Psychiatry2003; 60: 727-735.

6)    Fregni F et al:
J Clin Psychiatry 2008; 69: 32-40.

7)    Fecteau S et al:
J Neurosci 2007; 27: 6212-6218.

8)    Fregni F et al:
Appetite 2008; 10: 1016-1024.

9)    Boggio P et al:
Drug Alcohol Depend 2008; 92:55-60.